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Visualizzazione dei post con l'etichetta Folklore

Che marpioni questi Arabi

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Che gli Arabi ci sapessero fare con i numeri è cosa risaputa e gli onori al merito di matematici e ingegneri Sauditi è fuori discussione. Un vecchio professore di lingue antiche, avendo soggiornato in gioventù da quelle parti, mi raccontava storie e modi di vivere di quella che fu una civiltà avanzata che raggiunse il culmine del suo splendore quando l’Europa ancora viveva la sua età buia. Mi raccontava per esempio che i bambini imparano a memoria le tabelline dall’ 1 al 5 e solo fino alla moltiplicazione per 5, mentre per il resto dei conteggi si affidano, ancora oggi all’infallibilità di un sistema visivo ottenuto con le dita di entrambe le mani. In pratica imparano a memoria fino a 2x5, 4x5, 5x5, mentre il prodotto da nx6 in poi (che rientra anche nella tabellina del 6) lo evincono dal sistema digitale (delle dita, niente di elettronico) dove n sono i numeri da 1 a 5. Si fa così. Ad esempio voglio calcolare 6x8 non conoscendo la tabellina. Userò entrambe le mani, ognuna per ...

FANTA...sia napoletana

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Nel 1941 in seguito all’entrata in guerra, la Germania del Fuhrer interrompe i rapporti commerciali con gli USA. Il prodotto più rappresentativo, quello più consumato e che di conseguenza manca di più ai tedeschi è la Coca Cola. Un’esigenza incontenibile, la sete di bollicine color caramello che ancora oggi ci induce a pensare che tra gli ingredienti segreti della bibita vi sia qualche sostanza che induce dipendenza. L’urgenza di trovare un sostituto della Coca Cola indusse Max Keith, direttore tedesco dell’azienda americana a sviluppare in fretta e furia un intruglio a base di sidro di mele, siero di latte (scarti di produzione del formaggio), marmellata e frutta. In tempi di guerra anche questi pochi ingredienti erano difficili da reperire e la bevanda che ne risultò non aveva niente a che vedere con la Coca Cola, era amara e dal gusto tutt’altro che accattivante. Nonostante ciò, una buona campagna di marketing, l’assenza di alternative e un nome di “fantasia” permisero il lancio...

Castellammare il mito di Onna Sciurella

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Era il Martedì il giorno dedicato a Sant’Antonio da Padova. A Castellammare di Stabia, ridente cittadina affacciata sul Golfo di Napoli, c’era una chiesetta dedicata al Santo, una chiesetta molto particolare, dove i fedeli si recavano per omaggiare e pregare. Questa risiedeva al terzo piano di uno stabile civile situato in Via San Bartolomeo 72, nel centro storico della città, proprio alle spalle del porto. Un palazzo che trasudava di antico, con scalini di pietra nera molto alti, che alle mie piccole gambe lo sembravano ancora di più, essendo appena uno “scugnizziello”. Ma il palazzo di Sant’Antonio, per quanto antico era dotato di ascensore per fortuna. Mia nonna e poi anche mia madre mi trascinavano a quello che era un rito che si riproponeva a scadenza settimanale. Di fianco al portone c’era un panificio che emanava un odore ubriacante di pane e di spezie. Era il panificio “Astarita”, che proponeva tra l’altro dei piccoli panini semidolci simili a Bon Bon, la nota posi...