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Napoli: Il Sangue dei Santi. Patrizia, Gennaro e gli altri 50.

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Se c’è un posto nel Mondo, dove diventare un semi-Dio è più facile che altrove, quello è certamente Napoli. Non mi riferisco a divinità come Diego o il Pocho e nemmeno al Matador, ma a veri e propri Santi Cattolici. Già definita in passato “La città dei Sangui” per la miriade di ampolle piene di sangue raggrumato attribuite a diversi personaggi mistici, che puntualmente si sciolgono a testimonianza di una appartenenza al soprannaturale, Napoli conta il numero più alto di Santi Patroni. Chi pensa che il più famoso San Gennaro sia l’unico protettore della città, avrà molto da meravigliarsi nell’apprendere che i Santi Patroni a Napoli, sono ben 52. Ecco l’elenco completo: San Tommaso d’Aquino Sant’Andrea Avellino Santa Patrizia Vergine San Francesco di Paola San Domenico di Guzman San Giacomo della Marca Sant’Antonio di Padova San Francesco Saverio Santa Teresa d’Avila San Filippo Neri San Gaetano di Thiene Sant’Agnello abate San Severo Vescovo di Napoli Sant’Ag...

NAPOLI. Quel Ciuccio che corre più di Varenne

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E’ un Napoli bellissimo, solare, frizzante. Vince e convince, sbalordisce, impressiona e chi cerca di giocare (ma solo per per pochi minuti) allo stesso ritmo, si infortuna (i tre infortuni della Lazio non sono un caso) o perde la testa, cadendo in frustrazione. Anche quando perde o pareggia ne esce a testa alta e con i complimenti degli avversari (…e vorrei vedere…). E’ bello rivedere un Napoli competitivo e temuto da tutti, dopo decenni di sofferenza, dopo il fallimento che la relegò in serie C e anni di purgatorio in serie B. Dopo i tanti Presidenti o presunti tali che si sono proposti, siamo finalmente guidati da un Presidente che oltre al portafogli ha un occhio anche per la maglia e per la sua città. Sono passati 10 anni da quel 16 Giugno del 2007, quando lo 0-0 tra Genoa e Napoli riconsegnò due grandi del passato alla massima serie e ben 27 dal secondo e ultimo scudetto, targato Maradona. Troppi anni ad aspettare un riconoscimento ufficiale, a sperare che nonostante lo stra...

La Pizza Napoletana è la Margherita. Non girate la pizza.

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La storia della pizza è lunga, complessa e incerta. Le prime attestazioni scritte della parola "pizza" risalgono al l atino volgare di G aeta nel 997 e in un contratto di locazione con data sul retro 31 gennaio 1201 a Sulmona. Prima del XVII Secolo la pizza era coperta con salsa bianca. Fu più tardi sostituita con olio d'oliva, formaggio, pomodori o pesce: nel 1 843, Alexandre Dumas (Padre) descrisse la diversità dei condimenti della pizza. Nel  1889, per onorare la Regina d'Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito preparò la "Pizza Margherita", una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Al di la dei consigli e le critiche di qualche improvvisato intenditore, chef televisivi travestiti da specialisti dello “Street Food”, o di qualche italiano centro settentrionale che insiste nel gradire uno sfornato croccante e sottilissimo con salsa di pomodoro disseccata e formaggi fusi a...

Maradona: Non avrò altro D 10 all'infuori di te

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Qualche giorno fa Dani Alves, che già di per sé non è un campione di simpatia, oltre a indossare i colori bianconeri, il che certo non lo aiuta, si è fatto promotore di una serie di dichiarazioni infelici. Una di queste è la dichiarazione di superiorità di Leo Messi niente di meno che nei confronti di Maradona. “Leo ha vinto sei palloni d’oro e tre mondiali, Maradona non ne ha vinto nessuno e ha segnato un solo gol in nazionale e per giunta di mano”. Ne consegue che Messi è molto più forte di Maradona. Ora è pur vero che la maggior parte dei calciatori salta puntualmente gli studi, rimanendo ignoranti e senza proprietà di linguaggio. Nel caso di Dani Alves, oltre alla cultura manca proprio il buon senso. Non ci vuole un genio per sapere che ai tempi di Diego il Pallone d’Oro non esisteva e che non è vero che ha segnato un solo gol e di mano ma 34 in nazionale. E’ la storia del calcio nella quale Maradona entra a pieno titolo ma evidentemente lo sbruffone della Juventus non si è pr...

FANTA...sia napoletana

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Nel 1941 in seguito all’entrata in guerra, la Germania del Fuhrer interrompe i rapporti commerciali con gli USA. Il prodotto più rappresentativo, quello più consumato e che di conseguenza manca di più ai tedeschi è la Coca Cola. Un’esigenza incontenibile, la sete di bollicine color caramello che ancora oggi ci induce a pensare che tra gli ingredienti segreti della bibita vi sia qualche sostanza che induce dipendenza. L’urgenza di trovare un sostituto della Coca Cola indusse Max Keith, direttore tedesco dell’azienda americana a sviluppare in fretta e furia un intruglio a base di sidro di mele, siero di latte (scarti di produzione del formaggio), marmellata e frutta. In tempi di guerra anche questi pochi ingredienti erano difficili da reperire e la bevanda che ne risultò non aveva niente a che vedere con la Coca Cola, era amara e dal gusto tutt’altro che accattivante. Nonostante ciò, una buona campagna di marketing, l’assenza di alternative e un nome di “fantasia” permisero il lancio...

Odessa: Made by Napoli

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Durante l’ultimo incontro di calcio MFC Mykolaiv vs Dinamo Kiev , un gruppo di tifosi ucraini cantavano in coro “O’ sole mio”. La città ucraina di Odessa fu fondata nel 1794 da Giuseppe De Ribas, un nobile napoletano al servizio dei Borbone. Questi la rese grande, creando un florido commercio tramite il porto che divenne ben presto un riferimento per le rotte navali, favorito anche dall’’ubicazione geografica, essendo situata alla foce di grandi fiumi navigati come il Danubio, che garantiva contatti con la Russia degli zar. Presto si instaurò ad Odessa una colonia italiana che nel 1850 contava circa 3.000 abitanti, composta principalmente da marinai e commercianti. L’italiano divenne la lingua ufficiale, tanto che ancora oggi si possono vedere cartelli stradali in italiano e il napoletano si parlava in ogni angolo della città. Proprio quella comunità italiana, composta da meridionali quasi tutti napoletani oltre che da marinai genovesi, livornesi e veneziani, contribuì allo svil...