Lavoro, ultima frontiera.


Li chiamano consulenti, supervisori commerciali, promoter, Informatori Medico Scientifici (da non confondere con i reali dipendenti delle case farmaceutiche), ma la mission è sempre la stessa: vai e vendi più che puoi, poi quando mi sono assicurato un guadagno, se fai il bravo ti lancio un osso.
E’ con questi nomi fantasiosi e dalla fonetica altisonante che le moderne aziende ingaggiano personale di vendita scadente ma a basso costo. Pescando nell’enorme calderone della disoccupazione, soprattutto quella giovanile e tra coloro che non sono più giovani ma nemmeno vecchi pensionabili, i trombati dalle aziende sull’altare della crisi o gli esodati di forneriana fattura. Con questo sistema magari non ottengono grosse vendite, ma di certo non ci rimettono. E’ diventato il mantra dominante per chi disperatamente cerca un lavoro qualsiasi pur di racimolare qualche soldino. Da non confondere con i venditori veri, i professionisti. Persone che hanno scelto di fare un mestiere tutto sommato anche bello ma che richiede sacrifici, spirito di iniziativa, impegno e coraggio. Insomma non è da tutti, anche perché una posizione autogestita costa al professionista almeno 4.500 € annui, spese fisse e inderogabili tra bollettini INPS,CCIAA, Enasarco e commercialista. Molto spesso queste figure raccattate non guadagnano in un anno nemmeno la metà di questa cifra, non sono dei venditori, né le aziende mandanti improvvisate tali conoscono o vogliono intraprendere iniziative commerciali idonee. E’ il triste destino al quale vanno incontro i moderni schiavi del nuovo millennio, i giovanotti freschi di Laurea e gli ex lavoratori ormai prossimi alla pensione. Persone che incappano nelle insidie degli annunci di lavoro, persone che accetterebbero qualsiasi mansione pur di guadagnare qualcosa ma che puntualmente vanno a sbattere sulla proposta indorata di una specie di cottimo. Finiscono a fare il porta a porta, a vendere contratti di energia o aspirapolvere perché i lavori veri, quelli te li offrono lo stesso ma ti pagano in stage o al massimo in voucher.
Per pagare questo tipo di personale, con il criterio della provvigione occorrerebbe l’apertura della Partita IVA. Primo ostacolo non da poco perché, a meno di un diploma in Ragioneria, prevede un corso semestrale e una spesuccia iniziale abbastanza importante, oltre alle spese fisse di cui sopra. Qui le benevole aziende vengono incontro ai lavoratori. Pur di fargli guadagnare qualcosa propongono la fatturazione delle provvigioni come se fossero consulenze, dunque esenti da IVA ma per un massimale annuo di 5.000 € da cui va detratto il 20% di aliquota fissa, e che li riducono al lordo di 4.000 € annui.
Se vi sembra già che abbiano passato il limite, preparatevi a stupirvi ulteriormente. Questi poveri lavoratori, inesperti e senza la minima idea di come si prenda una porta in faccia devono farsi carico delle spese di viaggio, cioè munirsi di auto e riempire il serbatoio al mattino, oltre a supportare spese di ristorazione, parcheggi e pedaggi autostradali. Spese che un professionista che guadagna svariate decine di migliaia di € l’anno nemmeno si accorge di affrontare, sono normali come normale è sostituire l’auto ogni due anni, anche perché la legge consente di detrarre lo scorporo dell’IVA nonché l’intera somma, delle spese di viaggio, auto inclusa.
Tra le tante improbabili quanto fantasiose figure inventate su questa falsa riga, quella a mio avviso più strampalata è quella dell’Informatore medico. Nascono ogni giorno aziendine del cazzo, spesso su iniziativa di ex informatori scientifici (dipendenti di case farmaceutiche trombati in giovane età, liquidati con una manciata di soldini) che pensano bene di investire i 100.000 € della liquidazione mettendo su una propria ditta di integratori. E’ facile ottenere i dovuti permessi, facile formulare i prodotti , farseli confezionare da aziende specializzate e dargli un nome di fantasia. Meno facile è farli prescrivere dai medici, categoria notoriamente incline al compromesso e comunque sia bombardato da un’orda di assatanati “Informatori” che rivendicano quotidianamente il proprio prodotto, sovrapponibile ad altri mille che gli vengono presentati. Un medico riceve in media dai 3 ai 5 informatori al giorno, spesso e logicamente seccato dal doversi sorbire la solita solfa sulla monacolina piuttosto che sulle trite e ritrite pomate o pasticche a base di arnica e acido ialuronico. Spesso il medico prescrive per simpatia o da quello che ricorda dai gadget che lasciano i più furbi ma quasi sempre a pazienti che gradiscono l’assunzione di un qualcosa che li aiuti a vivere meglio, qualcosa che è poco più di un placebo. Sono i sani pazienti farmacofagi del dott. Knock (da vedere il film) che però si contrappongono a molti altri che di contro vanno in farmacia, presentano la ricetta in bianco e quando sentono il prezzo, decidono di soprassedere. Gli integratori sono tutti a pagamento.
Anche questi Informatori, alla pari dei consulenti che però vendono contratti di telefonia, sono pagati a “provvigioni”. Sono in genere biologi, laureati in farmacia o comunque persone di una cultura scientifica (esiste anche una laurea triennale in Informazione medica). Ma a differenza di tutte le altre categorie di venditori o presunti tali, che sanno bene quanto vendono e hanno facoltà di controllare gli estratti conto delle aziende che tendono tutte a commettere errori di distrazione “per difetto” quando elaborano i tabulati mensili, per questi “Informatori” tale facoltà è negata perchè è praticamente impossibile controllare il venduto di ogni farmacia e le origini delle ricette mediche. Il sistema è quello della rilevazione dei dati IMS o i dati del rivenditore. Mensilmente queste ditte ricevono “in teoria” dalle aziende preposte, i dati relativi alle vendite per prodotto, rilevati per micro aree e in base alla zona assegnata ai venditori (Informatori) determinano la provvigione spettante. A differenza delle altre categorie gli informatori devono necessariamente attenersi a tali rilevazioni, assumendo per un vero e proprio atto di fede i dati estrapolati relativi alle vendite della propria zona, cioè il frutto del proprio lavoro. E’ praticamente impossibile rilevare discrepanze o constatare l’attendibilità dei conteggi consistenti in un semplice foglio Excel modificabile in qualunque momento. Impossibile constatare di quanto la ditta mandante abbia per così dire, arrotondato la cifra da riconoscere al collaboratore. Per quanto ne so, sono gli stessi venditori del servizio di rilevazione IMS che all’atto della stipula del contratto con una ditta che ne fa richiesta, offrono di “ammortizzare” il costo relativo al proprio servizio, sottraendo qualche pezzo nelle conte mensili, facendo ricadere i costi del servizio sui collaboratori, che non hanno nessun mezzo per opporsi.
Queste dittarelle del cazzo durano dai 5 ai 7 anni, oltre i quali chiudono per fallimento o vengono fagocitate da altre magari composte da parenti o amici, con il collaudatissimo sistema delle scatole cinesi e chi si è visto si è visto. Da un giorno all’altro i collaboratori perdono ogni riferimento, oltre alla fatica, non poca, impiegata per raggiungere il misero traguardo di 2-3mila € annui, il reddito medio del collaboratore, venditore, consulente, informatore medico o come altro vogliate chiamarlo. Un altro sistema molto originale è assumere a contratto di consulenza i collaboratori fermo poi comunicargli dopo qualche tempo che l’azienda per motivi legali, non può più pagare fatture di consulenza, ragione per cui necessita l’apertura della partita IVA da parte di tutti i collaboratori. Cioè, a fronte di un guadagno presunto di 2000 € annui, viene proposto al collaboratore di impegnare 4/5 mila € per l’apertura della P. IVA, motivo di recesso immediato, di un oggettivo impedimento, ma solo dopo che il poveraccio di turno si è smazzato il culo per almeno sei mesi, nel tentativo di rimediare qualche soldo.
Eh sì bellezze, è il progresso. La svendita compulsiva ed esasperata della forza lavoro, il traguardo tanto agognato dai miliardari speculatori, un sistema infallibile teso a schiavizzare chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. E chi non accetta questa forma di ricatto è un Bamboccione.

Brett Sinclair

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