Quegli spazi elettorali Vuoti che gridano Vendetta.


Alla vigilia del voto di domani, gli spazi espositivi elettorali tragicamente vuoti riportano la memoria al passato, a quando per aggiudicarsi l’ultima sovrapposizione di manifesti del proprio Partito, volavano giù botte da orbi. Questi spazi espositivi squallidamente vuoti, sono l’emblema di una campagna elettorale che non si è mai tenuta, una competizione che non c’è stata. E’ vero che l’epoca dei comizi di piazza forse è definitivamente superata, ma nemmeno i nuovi mezzi (Social, salotti televisivi) sono stati utilizzati come in una propaganda normale. 
Già, perché questa non è stata una competizione elettorale normale, ma qualcosa di diverso. In seguito ai disastri degli ultimi governi, del tradimento della Sinistra alla classe operaia, alla vittoria certa dei Grillini, il Sistema ha giocato duro, inventandosi una legge elettorale indecente e fuori da ogni logica se non quella dell’ingovernabilità con qualunque risultato. Consapevoli del fatto che comunque vada, dalle urne non verrà fuori un Governo, i Partiti di sistema non si sono neanche spesi più di tanto. Ci hanno
 risparmiato qualche sciorinata di promesse e oltre all’odio reciproco, unico elemento comune sul quale si è basata questa campagna, oltre ad una sventagliata di promesse di tagli alle tasse e abolizioni varie di leggi più o meno discutibili, le uniche immancabili, mirabolanti promesse sono arrivate dal solito, intramontabile, asfissiante Cav e dalla next generation in salsa leghista. Silvio ancora una volta ha dovuto riesumare la Flat Tax e il Ponte sullo Stretto, nella speranza che le storielle siano talmente antiche da sembrare nuove. Il M5S è stato l’unico a crederci fino in fondo, avendo dalla sua una buona parte di Popolo, ma non tanta da poter essere determinante. Il Movimento di Di Maio non ha elaborato promesse per l’occasione, limitandosi a 
ribadire i progetti che già da anni aveva proposto. Di questa campagna elettorale, tra un’anestesia generale a base di antifascisti, accoglienza ai migranti in salsa buonista e un tocco di Bloody Money, rimangono in mente solo i toni iracondi e gli accenti al vetriolo che i parlamentari si sono lanciati reciprocamente con uno stile che farebbe invidia alla peggiore vaiassa di Napoli. In particolare le urla e i guaiti accaniti e rabbiosi di uno Sgarbi accavallato su un cesso, sempre più squalificato, al soldo del genio di Arcore e con la speranza in cuor suo (e solo suo) di occupare la leadership del centro destra, avendo Berlusconi stesso qualche problema con la giustizia e con l’ anagrafe. Il maiale dei Casamonica sguinzagliato per le strade “ammonnezzate” di Roma e prontamente immortalato in foto dalla Meloni, il Rignanese alle prese col trenino, sempre meno credibile tanto da dover ripiegare sullo slogan “noi non promettiamo niente, solo serietà”, avendo esaurito e puntualmente disatteso ogni fiato spendibile. In definitiva questa tornata vedeva schierati i M5S e il resto dei partiti coalizzati in difesa del sistema. Ma avendo questi 
ultimi già perso in partenza sui numeri, hanno sviscerato il Rosatellum per fare in modo che anche con numeri importanti, il M5S non potesse governare. Così
come non potrà farlo nessuno, qualsiasi sia la decisione del Presidente della Repubblica. Un eventuale Governicchio stentato durerebbe quanto un gatto in autostrada, dunque si tornerà all’inciucio delle larghe intese, di fatto vanificando la quinquennale opportunità del Popolo di esprimersi tramite le urne. E’ molto probabile che ci sorbiremo un Gentiloni Bis, con la benedizione di Bruxelles, delle Mafie, delle lobby e dei Mercati. 
“Se votare servisse a qualcosa non ce lo lascerebbero fare” disse Mark Twain e quale locuzione più di questa calzerebbe per l’occasione? La calma, la relativa tranquillità di tutti i Partiti, che nemmeno si preoccupano di inviare i propri rappresentanti di lista nelle sedi elettorali, che non affiggono un manifesto, che non si spendono nelle piazze e lo fanno relativamente poco attraverso i canali mediatici, trasmettono l’inquietante messaggio che tutto è stato già previsto, stabilito, organizzato per cambiare tutto affinchè nulla cambi. 
Quegli spazi cartellonistici vuoti, come vuota di contenuti sarebbe stata una campagna elettorale realmente spesa su concetti farlocchi e fuorvianti, tesi a indicare il dito anzicchè la Luna, sono l’emblema di una politica che realmente non ha più niente da dire. Una Politica che ci ha deluso una volta di più, che ancora per cinque lunghissimi anni spianerà la strada alle multinazionali affogando le piccole imprese, svalutando ulteriormente il lavoro, assistendo le lobby, le banche e trascinando il ceto medio verso un baratro che è già pronto ad inghiottirlo.
Se la politica del passato non ha mai guardato agli interessi del cittadino, questa volta è andata oltre, questa è una vera e propria dichiarazione di guerra.


Brett

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