Manuale d’uso di Facebook

 Sempre più sui SN più si incontrano utenti confusi, persone che non riescono ad inquadrare la propria vita in maniera funzionale alla connessione full time alla quale il consumismo estremo ci ha spinto. Chi come me è figlio dello scorso secolo e propende per la piazza reale dove gli amici, le liti, gli sfottò, i baci e le scopate erano vere, certamente non può entusiasmarsi davanti agli estremi a cui si è giunti. Capita che in una famiglia presunta normale, magari riunita a tavola, non si scambi una parola, fermo ricevere messaggi dagli stessi componenti, appena sciolta la seduta “alimentare”. Il confronto reale anche in famiglia, viene soppiantato da dialoghi tramite la messaggistica immediata, proveniente da stanze diverse di un singolo appartamento.  Sembra quasi che nessuno riesca più a dialogare se non protetto da un Avatar e comunque lontano dall’interlocutore. Questi eccessi insensati e asociali fanno bene solo ai gestori delle comunicazioni, ai mercati tesi alle mode e a coloro deputati al controllo delle coscienze. Vorrei suggerire alcune regole fondamentali per l’utilizzo di Facebook. Ovvero come usare il bellissimo strumento al quale tutti ormai abbiamo accesso, senza essere usati da chi lo ha proposto. Pensate forse che Mark Zuckerberg ci abbia fatto gentile omaggio della sua creatura perché è un benefattore dell’umanità? Per farci sentire meno soli e più connessi al Mondo? Face book come Twitter, sono strumenti ideati per controllarci, per sottrarci dati, idee, stili di vita, gusti, usi e costumi, per poi offrirci prodotti confezionati ad hoc, che soddisfino le esigenze del momento. I miliardi girano per questi motivi e dove girano i miliardi è solo perché girano i mercati.
Regola n. 1: all’iscrizione fornire le informazioni indispensabili, quelle senza le quali non si può accedere, come la email. Evitando di fornire n.ri di telefono, indirizzi reali, domicilio o altri dati sensibili.
Regola n. 2: sulla piazza virtuale si incontrano amici reali, gente che si è veramente conosciuto e della quale magari abbiamo perso le tracce perché la vita ci ha riservato strade diverse. Per le persone fidate vale la pena abbassare la soglia di attenzione, messaggiarsi in privato e scambiarsi i recapiti ma attenzione perché anche la chat privata è invisibile alla piazza ma non lo è per gli addetti ai lavori.
Regola n. 3: gli “amici” che aggiungiamo alla lista, quelli virtuali, dei quali conosciamo i dati inseriti che non necessariamente corrispondono alla realtà, quelli appartenenti alla friend list della cui lunghezza molti si vantano, vanno trattati come tali. Riteniamo amici (virtuali) coloro che per affinità di idee, per battute di spirito o per scioltezza di linguaggio epistolare, risultano più performanti al nostro carattere e ai nostri interessi comuni. Ma dobbiamo imparare a trattare gli amici di FB come tali e non confonderli con gli amici di infanzia. Non dobbiamo risentirci se non ci salutano ogni volta che i nostri versi si incrociano, né dobbiamo farlo noi con gli altri, almeno non con tutti. L’unica cosa alla quale può somigliare il rapporto di “amicizia” virtuale è quello di un incontro occasionale su un treno o in una  sala d’attesa. Magari per affinità di idee si frequenta lo stesso gruppo e allora lo paragoniamo al pendolare che viaggia tutti i giorni con noi sullo stesso mezzo pubblico. Deve bastarci l’avatar e quello che scrive. Non pensiamo al sesso, all’età o a costruirci storie, molto probabilmente sono persone che non conosceremo mai personalmente, salvo rare eccezioni e comunque non vale la pena forzare gli eventi per rendere reale un’amicizia virtuale.
Regola n. 4: la ridicola moda dei selfie, che ha contagiato milioni di persone va gestita con moderazione. Nel vostro interesse, quando mettete sulla pubblica piazza, cioè rendete visibile al Mondo una vostra istantanea che vi ritrae mentre vi state tuffando, 
mentre siete ad un concerto o semplicemente una foto che ritrae il pasto che vi accingete a consumare, chiedetevi se gli altri possono realmente essere interessati alla cosa. Quanto riderà la maggior parte degli utenti che subiscono il vostro bisogno smodato di mettervi in mostra sempre e ovunque? Il culturista che ama mettere in mostra i propri muscoli o il bellissimo tatuaggio che adorna la tartaruga, sperando di far colpo su qualche avatar femminile, non vi fa un po’ pena?
Regola n. 5: nel ricordare sempre che tutto quello che pubblicate diventa una open source, cioè patrimonio dell’umanità, rassegnatevi all’idea che le vostre foto e i vostri versi potranno essere utilizzarti da tutti a proprio piacimento e voi non avrete mai nulla a pretendere. Lo strumento della rete viene utilizzato come spia da parte delle Autorità (e non solo) per spiare i nostri movimenti, le nostre abitudini, opinioni politiche e funge anche da redditometro. Se non resistete all’impulso di far conoscere al mondo intero la vostra auto fiammante o la vostra barca e/o quanto viaggiate, sappiate che oltre a far sbavare qualcuno (forse) state consegnando il vostro presunto reddito nelle mani del fisco, che non avrà grossi problemi nel rintracciarvi per un controllo ufficiale e più accurato.
Regola n. 6: riconoscere e bloccare i trolls. Sono persone pagate una miseria e da miserabili agiscono. Si inseriscono in contesti socio-politici per avvelenare gli animi, interferire negativamente nella costruzione di un percorso ideologico. Si riconoscono per i loro finti profili spesso rimediati in poco tempo, hanno pochi amici, niente foto o altro che denoti quanto meno una parvenza di autenticità. In generale, quando i media sparano notizie in serie, cioè pagine intere riempite di episodi della stessa categoria, mentre fino ad allora il problema sembrava non esistere, vuol dire che sono notizie civetta spesso reiterate, utili a coprire spazi che dovrebbero attingere a ben altre fonti. Cioè le notizie civetta coprono fatti più gravi e scomodi per il governo. Spesso vedo centinaia di utenti arrabbiati come cani, tutti a sputare bile sui fatti o presunti tali. In questo modo si fa il gioco governativo, che è quello di sviare l’attenzione su notizie insignificanti rispetto a quello che vogliono occultare, mentre sarebbe bene cercare la vera new che i media hanno avuto l’ordine di occultare, magari su qualche blog o sulla stampa estera.

In definitiva, rassegnatevi all’idea che per quanto accattivante, per quanto simile alla realtà, il web non offre il calore umano che solo un reale e tangibile rapporto interpersonale può offrire. Non contate sui SN come fareste col vostro amico fidato. Anche se dialogando nel tempo con un amico virtuale vi siete fatti un’idea precisa e attendibile, rimanete con i piedi per terra, magari quel vostro amico abita a 500 km da voi e non ha nemmeno tempo né voglia di dedicarsi a voi incontrandovi.
I SN non sono la soluzione alla solitudine. Prendete questi spunti come direttive di massima, poi sarà il buon senso a dettarvi le eventuali eccezioni.


Brett Sinclair

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