Un individuo malato per un predatore è un pasto assicurato.

Per chi ha dimestichezza col dialogo è d’obbligo guardare la questione anche con gli occhi della controparte. Abbiamo tanto difeso la Costituzione dalla minaccia proveniente dal PD di Renzi, dettata dai Neo Liberisti di oltre oceano e avallata da quasi tutto il mainstream, dai servi dell’elite economica. Le banche internazionali, miliardari come Soros, Gates, Rockefeller non vogliono Costituzioni forti, per meglio esercitare i loro affari.
Allora proviamo a metterci nei loro panni per un attimo, per comprendere il loro punto di vista e le loro mire, ma pensando solo al nostro Paese.
L’Italia è nata grazie alla Mafia e alla Massoneria. Dopo la guerra del 45 tali rapporti si sono consolidati e oggi ci sono poltrone governative dove siedono, in maniera più o meno velata, i loro rappresentanti. Il Bel Paese non è mai stato famoso per la meritocrazia o per le lunghe vedute, ma per il clientelismo, i privilegi di casta e la pagnottella facile. Si sa che un Governo più è corrotto e più legifera, ma l’Italia credo sia il Paese con più leggi al Mondo, le più assurde e disparate, molte delle quali tese a favorire una categoria se non addirittura una sola persona. A parte l’insostenibilità della pressione fiscale che crea evasori fisiologici, la burocrazia è una cosa asfissiante, un terreno dove può muoversi solo chi è estremamente competente, grazie ad acrobatici balzelli, o chi grazie alla posizione che occupa, ne è esente. Siamo sempre più stretti da tale morsa, intraprendere un’attività in Italia è sempre più complicato, oltre che sconveniente. Il tanto odiato Briatore ha recentemente rinunciato ad una iniziativa commerciale sul Gargano perche gli si è rivoltato contro tutto il sistema dei 100.000 permessi, delle leggi sull’impatto ambientale, l’inquinamento, le discariche, oltre alle Mafie locali, i dissidi tra Comuni limitrofi e i paletti delle leggi sul lavoro. Un atteggiamento decisamente ostile per chi ha il coraggio di tirare su un baraccone in un Paese con la tassazione più alta d’Europa e tra le più alte al Mondo. Un’ostilità che l’Italia non può più permettersi, a maggior ragione in tempi di delocalizzazione globalista.
Le manovre di spianamento alla speculazione condotte da Soros & Co. e pienamente appoggiate da tutti i Governi europei sono inaccettabili, assistere alla opportuna fuga di una FIAT che si è nutrita di contributi statali per 120 anni erode il fegato, ma nemmeno è pensabile che un Paese possa ristagnare a causa della burocrazia, dei favoritismi e della pressione fiscale. I tempi medi per l’avvio di un’attività sono di un anno per l‘ltalia contro tre settimane di Austria, Croazia, Ungheria, Romania e Svizzera, dove le tasse sono decisamente più contenute e l’imprenditore è sempre il benvenuto.
Il metodo assurdo che adotta il Governo per rimediare ai buchi di bilancio non è più sostenibile. Non vuole attuare una vera campagna anti evasione perché intaccherebbe gli interessi dei soliti amici finanziatori, allora pensa bene di aumentare sempre di più la pressione fiscale, condannando all’asfissia sempre le stesse categorie di paganti, con provvedimenti sempre più restrittivi ma sempre e solo verso gli stessi, cioè i dipendenti e di riflesso i loro datori di lavoro. E’ come assistere ad un accanimento terapeutico con la cura sbagliata. E’ impensabile incrementare puntualmente la tassazione e/o diminuire le spese ai Ministeri e ai Comuni che poi si inventano le multe più assurde pur di sopravvivere, sanzioni illegali che creano difficoltà ulteriori agli utenti già tartassati.
Un privato non può e non deve pagare 3.000€ al mese un operaio che ne percepisce meno della metà. In Ungheria con 3.000 € si pagano due ingegneri che intascano uno stipendio anche se basso e un operaio costa un terzo che in Italia.
L’evasione è molto più facile da controllare di quanto vogliono farci credere. I grandi gruppi dovrebbero essere ispezionati da team specifici, mentre gli autonomi (dentisti, ristoratori, negozi, ecc.) potrebbero essere tassati preventivamente, come in Austria. All’apertura di un’attività un ispettore visita il locale in apertura e, tenendo conto dei tavoli se è un ristorante, piuttosto che le poltrone lavoro del dentista, o i banchi e la superficie dei negozi e in base ai tariffari di settore, comunica la cifra che dovrà pagare il titolare di impresa a fine anno. Non è necessario né facile chiedere un’aliquota, una percentuale sugli affari, come si ostinano a fare i nostri Governi. Basterebbe comunicare preventivamente che in base all’attività in essere, l’esercente dovrebbe guadagnare una certa cifra e di conseguenza pagare un tot di tasse. Se l’esercente riesce a guadagnare di più è tutto grasso che cola, se gli va stretto vuol dire che non lavora bene o l’attività ha qualche problema. Ovviamente, pagando tutti (o molti di più) la pressione fiscale diminuirebbe sensibilmente, si semplificherebbero di molto gli iter burocratici e le attività commerciali crescerebbero in numero e consistenza, ridando fiato al mercato del lavoro.
Poteva essere facile nei primi anni 90, quando invece abbiamo consegnato il Paese per un ventennio ad uno dei maggiori contribuenti italiani, che avendo tutti gli interessi a pagare il meno possibile, tra un reato e l’altro, una pausa processuale e qualche ridicola condanna ai LSU, si è aggiustato leggi e decretini a suo piacimento. E quando gli hanno tirato la poltrona da sotto al culo è stato solo per consegnarla a quattro Governi di fila nominati in soluzione di continuità, proni alle banche e al sistema Europa.
Oggi, in piena crisi economica è più difficile ma è un primo passo da compiere, senza nulla sperare dall’UE che rappresenta più problemi che soluzioni ad un’Italia che vuole e che deve rimanere Italia, pensando a ripararsi dagli speculatori che con l’attuale andazzo hanno vita fin troppo facile. Quando un leone punta un branco di selvaggina, alla fine azzannerà l’individuo più debole, magari quello malato. Se l’Italia smette di fare il malato cronico, Euro o Lira, Europa o Stati individuali, diventa una preda difficile, più della Germania o della Francia. Ma la ricetta da seguire è sempre e soltanto una: guerra all’evasione, diminuzione della pressione fiscale, lotta alla corruzione e ai nepotismi. Il tutto previo un passaggio fondamentale, l’applicazione dei criteri sul conflitto di interessi. I controllati non possono essere al contempo controllori, lo sanno bene gli speculatori d’oltre oceano che sfruttando e appoggiando questo vizietto prettamente italiota, perpetuano il controllo su un popolo che sembra quasi godere nell’essere identificato in una opportunistica corruttela tutta spaghetti e mandolino.

Brett Sinclair

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